Stefano Capitanio

Il blog del merlo.

“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”
Lao Tzu

Pensare lateralmente

14 marzo 2012

Nonostante la mia assenza dal blog possa far supporre che stia ancora infastidendo i cani, non è cosi.

Tra le altre cose, ultimamente mi sto dedicando ad approfondire l’argomento della creatività. Nel farlo ho conosciuto le ricerche di Edward De Bono, un guru in questo campo che ha fatto soldi con le sue innovative teorie.

Il suo messaggio è semplice ma provocante: la creatività è alla portata di tutti. C’è chi è più portato e chi meno, ma tutti possono beneficiare di questa risorsa innata e tutti possono svilupparla. Per usare una sua immagine, c’è chi corre più forte e chi meno, poi a qualcuno viene l’idea di usare i pattini; anche dopo ci sarà chi è più veloce, ma tutti correranno più forte di prima.

De Bono propone alcune tecniche per potenziare la creatività, ma soprattutto è il sostenitore e il teorizzatore del pensiero laterale.

Esso si contrappone al pensiero verticale, con il quale cerchiamo una soluzione ad un problema seguendo una via sequenziale e logica. Il pensiero laterale invece è quel metodo che consente di esplorare nuove vie e dunque di creare nuove soluzioni.

Definisco pensiero laterale la capacità di cambiare schema, di vedere le cose in maniera diversa; di ammettere che la nostra visione delle cose sia una possibilità simile a tante altre; e in fine la volontà di evadere da una struttura di pensiero per trovarne una migliore.

Quando con il pensiero laterale, discostandoci dalla via consueta, troviamo una nuova strada per arrivare alla soluzione, quest’ultima strada ci appare ora semplice, logica, perfino scontata. Ma non si sarebbe mai trovata senza l’esplorazione del pensiero laterale.

Quest’immagine (non sono sicuro sia dello stesso De Bono) rende bene l’idea del concetto:

Se mettiamo una bottiglia, con dentro delle mosche e delle api, in posizione orizzontale con il fondo rivolto verso una finestra, noteremo che le api cercheranno ostinatamente la via di uscita in direzione della finestra senza successo, mentre le mosche agitandosi in tutte le direzioni troveranno la via d’uscita attraverso il collo della bottiglia.

Tra le tecniche che propone – tutte di assicurato successo, dice lui – molte comprendono l’utilizzo di elementi casuali. Ad esempio connettendo due elementi apparentemente distanti tra loro, si possono trovare associazioni inedite, che mai si sarebbero trovate ragionandoci direttamente. Racconta che una tecnica usata per farsi venire delle idee è stata quella di passeggiare all’interno di un supermercato: l’oggetto più impensabile potrebbe suggerire un’idea nuova e un collegamento utile.

Del resto, come De Bono non risparmia di far notare, moltissime scoperte scientifiche sono nate in questo contesto, con associazioni casuali da stimoli o eventi imprevedibili, dalla mela di Newton in su.

Sull’abbaiare dei cani

8 febbraio 2012

Quando un passante affianca una casa nel cui giardino c’è un cane, è garantito, questo si esibisce nel famoso rito dell’”abbaia al passante”. Non so quando i cani l’abbiano imparato, nella notte dei tempi. Di sicuro dopo l’invenzione di cancelli e inferriate, perchè nel rito gioca un ruolo importante questa barriera, in entrambi i sensi. Il comportamento dei cani in questa pratica ci dice molto sul suo carattere; perchè i cani non sono tutti uguali. Facciamo per esempio questo test: anzichè passare indifferenti, come prevederebbe il rito, ci fermiamo e magari rivolgiamo la mano al cane. La reazione del cane di fronte a questo inaspettato comportamento rivela il suo profilo psicologico, che può essere uno dei seguenti:

1. Il cane pisciasotto: di fronte al passante che si ferma è visibilmente imbarazzato e in difficoltà, pensa: “oh diamine, e adesso? nessuno mi ha spiegato cosa si fa in questi casi!”. Così o continua ad abbaiare a casaccio, o se ne va, magari facendo finta di non scappare, per salvare l’orgoglio. Per lui il cancello è una protezione e una sicurezza.

2. Il cane frustrato / paranoico: il passante che non si ferma è vista come una sfida, il cane pensa: “io abbaio e lui si ferma? Ma come si permette di non andare avanti per la sua strada?”. Così abbiaia più forte, affannosamente e fuori di sè, sostenendo con voce petulante le sue ragioni.

3. Il cane cattivo-cattivo: se prima abbaia, di fronte alla mano tesa del passante ringhia furiosamente, mostra i canini, sbava dalla rabbia, fa gli occhi cattivi. Insomma, fa davvero paura. Nessuno gli ha insegnato che “can che abbaia non morde”, evidentemente, perchè se non ci fosse il cancello la perdi, quella mano.

4. Il cane cucciolo: che si tratti di un cane giovane o di un cane adulto ma cucciolo dentro, per lui il rito rimane solo tale, anzi è un gioco. Di fronte al cambio di programma del passante, interrompe immediatamente la sceneggiata dell’abbaiare, scodinzola e cerca le coccole. Ovviamente è il tipo di cane più simpatico.

5. Il cane depresso / scorbutico: quando passano le persone non si prende nemmeno la briga di abbaiare. La sua vita è una noia e perfino il secolare rito dell’”abbaiare al passante” non ha senso, è una scocciatura. Però quando il passante si ferma, si desta dal suo torpore e brontola con rabbia abbaiando come per dire “ma cosa rompi, lasciami nel mio mondo”.

6. Il cane scrupoloso: per lui il rito è sacrosanto ed è assolutamente ligio nel praticarlo. È quel tipo di cane che si fa 20 metri di corsa per abbaiare e ti segue per tutto il tratto di strada. Probabilmente i più insopportabili, specialmente se pensi che non sanno minimamente perchè lo stanno facendo.

7. Il cane con manie di grandezza: si tratta di cani di taglia piccola, sono convinti che abbaiare più forte e più a lungo compensi la loro piccolezza. lo pensano a tal punto da riuscire a convincersi di comandare il mondo con quello squittìo snervante che è il loro verso. Così quando il passante si ferma e poi riparte pensa: “ci ha provato a fermarsi, quello là… ma l’ho sistemato io” e fa un’espressione tutta compiaciuta.

8. Il cane lazzarone/vecchio: occhi semichiusi e postura accomodata, sa bene che deve abbaiare, “ma che fatica! Uno, due bau! possono bastare, e come mai questo qui non se ne va come gli altri? Vabbè ancora un bau! ma poi basta.”

9. Il cane idiota: questo è il tipo di cane più divertente da prendere in giro, perchè non brilla per intelligenza. Così quando il passante si ferma, il cane lo fissa con sguardo perso e nella maggior parte dei casi continua ad abbaiare come se niente fosse, mentre cerca di rendersi conto di cosa stia succedendo di diverso dalle altre volte. È il tipo di cane che divorerebbe bocconcini avvelenati mentre svaligiano la casa.

Reverse Mode

22 gennaio 2012

Qualcosa da dichiarare

6 gennaio 2012

“Che facciamo capitano?”
“Interrogatelo ancora, prima o poi si arrenderà.”
“Non riusciamo a trovare niente contro di lui.”
“Ma capisce la lingua?”
“Sì, sì, è straniero ma parla benissimo, sembra molto istruito.”
“Il permesso è in regola?”
“Sì, permesso speciale temporaneo.”
“Ma insomma, non s’è mai visto uno che va in giro per 300 km con addosso un carico d’oro! L’avete controllato?”
“L”oro è effettivamente di sua proprietà, regolarmente acquistato apposta per consegnarlo alla fine del suo viaggio. Pensate sia un trafficante?”
“Può essere…. insiste con la storia delle stelle?”
“Sì, ma è lucido, gli abbiamo fatto anche il palloncino. Forse è un po’ suonato, ma non mi sembra pericoloso…”
“Senti, può anche essere che non abbia nessuna arma addosso, può anche essere che abbia le carte apposto, può anche essere il più intelligente degli arabi, ma per me è più che sospetto uno che dice di farsi tutta l’Asia per portare in dono dell’oro ad un fantomatico bambino.”
“…”
“…”
“E del cammello, che ne facciamo?”

Waiting for Christmas

24 dicembre 2011
ragno

Fermo immobile se ne stava un ragnetto
Calmo e senza alcun sospetto
Indugiava come morto, senza vita
In mezzo alla tela appena finita
Dopo tanto lavoro faticoso
“Che fai?” chies’io curioso
Senza scomporsi “Aspetto” mi rispose
Mi sembrò la più bizzarra fra le cose
“Aspetti che?” volli indagare
“Di veder la tua casa precipitare?
D’esser schiacciato, di morire?” insinuai
Ma pensava ad altro che ai suoi guai
Sognava che un insetto di passaggio
Apparisse un giorno per miraggio
E nella sua trappola eccezionale
Cadesse come un premio finale

Io ti amo, pazzo d’un ragno!
Con tal pazienza aspetti il tuo sogno
Tutto rischi ogni secondo
Ma una sola cosa vuoi al mondo
Tutto il tempo che c’è, l’avevo scordato
Non svanisce mai ciò che hai desiderato
E sol chi crede più al cuore che ai fatti
Vedrà tutti i suoi sogni soddisfatti
Anche tu ricorda: tieni la speranza viva
Perché Natale prima o poi arriva!

Novità editoriale

3 dicembre 2011

Capitanio Editore presenta:

Un libro imperdibile per tutti i venditori e i commercianti.

“COSE DA FARE
mentre il cliente digita il codice segreto del Bancomat”

cose da fare

Stanchi dell’imbarazzante attesa a fine acquisto? Con “COSE DA FARE mentre il cliente digita il codice segreto del Bancomat” non rimarrete più con le mani in mano in interminabili silenzi e saprete perfettamente cosa inventarvi per sembrare occupati. Grazie ai consigli pratici contenuti nel libro, giunto alla sua terza edizione, diventerete così esperti da poter affrontare qualsiasi situazione! La nuova edizione include i nuovi capitoli “Il cliente che non ricorda il codice”, e “Quando il cliente non capisce quale tasto deve schiacciare”.

Non rischiare di fare brutte figure con i clienti proprio alla fine dell’acquisto! Cerca l’idea giusta in “COSE DA FARE mentre il cliente digita il codice segreto del Bancomat“. Nelle migliori librerie.

Mari o Monti

20 novembre 2011

Cerco di interrompere il digiuno da post con questo rapido articolo, giusto per dire la mia sul neopremier italiano. Trovo rassicurante che il salvatore della patria (non in senso metaforico) si chiami Mario Monti, un nome che se pronunciato velocemente richiama più di un piatto tipicamente italiano. Solo che, di questi tempi, non possiamo più permetterci mari e monti, ma dobbiamo scegliere o uno o l’altro. C’è la crisi.

Detto questo, condivido questo divertente video che rivela altre sconvolgenti (!) verità su supermario.

Bella scoperta

31 ottobre 2011

Premessa. Mi scuso con gli atleti professionisti e anche quelli amatoriali, con i salutisti e in generale con gli amanti del movimento e dello sport. Non voglio mancare di rispetto. Tanto più che io non sono per niente un atleta. E avreste ragione nel sostenere che invece di scrivere questo inutile articolo avrei fatto bene ad uscire di casa e farmi una corsetta.

Bene. Ora che ho la coscienza a posto, posso scagliarmi liberamente contro Kenneth H. Cooper.

Cooper_Kenneth

Come chi è? È un famoso medico americano che ha lavorato per la Nasa. La sua geniale invenzione la conosciamo tutti: è il Test di Cooper.

Una trovata che ha rivoluzionato la medicina a livello planetario, e come tutte le scoperte innovative porta il nome dello scopritore. Pensate, questo sofisticato test che vuole misurare le condizioni fisiche di una persona, prevede di

correre per dodici minuti cercando di coprire la massima distanza.

Ma stiamo scherzando?!?! Ma che razza di test è? Ci vuole un medico della Nasa per arrivarci? Caspita, corro per 12 minuti, se la distanza percorsa è poca sono fuori forma, se è tanta sono in forma. Ma è logico! Sì, però il test di Cooper dà un responso inconfutabile: i possibili risultati del test sono “Molto bene“, “Bene”, “Normale”, “Male” e “Malissimo”. Ma dai! Che gioppinata! È più serio il test di misurare la febbre con il palmo della mano sulla fronte!

E questo qui avrebbe fatto conoscere il suo nome a tutto il globo per aver cronometrato una corsetta? E allora, perchè non ricordiamo l’inventore dei gargarismi o quello che per primo ha misurato la gradevolezza dell’alito di prima mattina!

FindTheDead™

29 ottobre 2011

Parliamo di morti, visto l’avvicinarsi del 2 novembre. È una ricorrenza alquanto indigesta, così lugubre e nostalgica. Non ho trovato niente di triste invece nella notizia che vi presento:

È stato presentato venerdì 28 ottobre il «totem» informativo per rintracciare i defunti e la loro posizione all’interno del cimitero monumentale di Bergamo. [..] È una macchina elettronica touch-screen in cui è possibile digitare nome e cognome del defunto per visualizzare una piantina che mostra la posizione del proprio caro deceduto e il percorso più breve per arrivarci. Chi teme di dimenticarsi posizione e percorso può stampare i dati e portarseli con sé.

Sbaglierò, ma più che lugubre e nostalgica questa notizia mi è sembrata divertente, grottesca, caricaturale, surreale e in definitiva, comicissima. La piantina per trovare il morto! Ahaha! Ma cos’è, Gardaland? Dunque: in effetti, se uno ci pensa, in fondo non ci trova niente di troppo strano. Ci sono informazioni del genere negli uffici pubblici, nelle stazioni, nei parchi, nei centri commerciali e ovviamente sulle strade. Il concetto non cambia. Cambia solo, piccolo particolare, l’oggetto della ricerca. Non stai cercando lo sportello per la prenotazione degli esami, nè l’indicazione per la toilette o per la stazione di servizio più vicina. Stai cercando il loculo del compianto zio Gianni, fila h, viale 12, settore B7.

E la piantina si può pure stampare! Ma vi immaginate i parenti tutti compìti coi fiori freschi da lasciare sulla tomba che gironzolano per il cimitero con il foglio tra le mani che consultano come la mappa del tesoro? Magari con una bussola e un cappello da boy-scout!

A questo punto voglio anche l’app scaricabile per smartphone e le mappe per tom-tom che ti segnalano anche i bagni del cimitero e i rubinetti per l’acqua più vicini.

Se fosse vissuto oggi, Dante ce l’avrebbe messo, un qualche aggeggio touchscreen in mano a Virgilio!

Le foglie d’autunno

22 ottobre 2011
orange-leaves-in-the-wind

Limpido e disteso,
il cielo azzurro è illuminato generosamente,
con stupore, con passione.

Folate pungenti;
le foglie, della tavolozza dell’autunno,
sono impazzite e schizzano inermi.

Fa male, il vento: scuote e mescola.
Volano pensieri e dubbi.
Scie colorate, della durata di un attimo.

La tranquillità apparente
restituisce la visione di un momentaneo disordine.
Mucchi di parole, bellissimi.

Chiamerò questa giornata poesia.