Elogio del Silenzio

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Badi, chi crede che il Silenzio è assenza.

I momenti più belli e più alti della vita sono nel silenzio. In silenzio si pensa, si sogna, si immagina, si crea, si ama, si prega.

magritte

Ci sono persone che nel silenzio da artigiani sudano, inventano, faticano, e infine creano; la cicala canterina bussa alla porta della taciturna e laboriosa formica.
Ci sono altre persone che, nascoste, amano silenziosamente cento e cento volte, in incredibile abbondanza.
Ci sono persone che nel silenzio della loro normalità, coltivano un animo splendente, presenza fragile e dormiente, che inaspettatamente si sveglia e si fa sentire.

Quando parli con gli occhi, hai riempito il tuo silenzio della più eloquente delle conversazioni.
Quando ti viene un’idea, nota bene: in quel momento non stai ascoltando proprio nessuno.
Quando ripensi a ciò che è successo, puoi anche sentire la più bella musica ma, in sottofondo, avrai il più arido dei silenzi.

Se con una penna in mano ed un foglio davanti giri lo sguardo e viaggi con la mente, nel tuo silenzio c’è un’autostrada di parole e nel traffico caotico solo una è quella che stai cercando.
Se di notte senti il silenzio, significa che nelle tue orecchie c’è il frastuono di mille pensieri, preoccupazioni e progetti, paranoie e sogni.
Se in montagna ti fermi ad ascoltare il silenzio, significa che sei abbastanza lontano da tutto per sentirti piccolo piccolo.

Bello.
Per piacere: un po’ di silenzio.

Del Maiale non si butta via niente

Cose Mie, Ripensandoci... 2 Commenti

maiale

Approfondendo il mio intervento precedente, vorrei disquisire sull’animale più spettacolare del mondo, il maiale.

Non so se qualcuno si è mai chiesto: ma come fa il maiale ad essere così buono?
E’ un animale simpatico, goffo, tenero. Ma mi chiedo: come fa ad essere COSI’ BUONO?

Portatemi qualsiasi squisitezza gastronomica, avrà da che competere di fronte ad un tagliere di affettati. Tentatemi a qualunque ora del giorno, c’è sempre posto per una succulenta fetta di salume.

Apprezziamo il Maiale in tutte le sue molteplici forme: Coppa, Cotechino, Lardo, Lonza, Mortadella, Pancetta, Prosciutto, Speck, Salame, Salsiccia, Zampone, Würstel.

Grazie di esistere.

Non diciamo bestiate

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Immaginiamo di godere della compagnia di un bel micio, e nello stesso momento di gustarci un ricco pane e salame. In entrambi i comportamenti potremmo correttamente dire che “ci piacciono gli animali”?

Giro il quesito a chi si sente o si dichiara “animalista”. Non se la prendono costoro, se per conto mio mi dichiaro amante degli animali ma anti-animalista. E’ giusto protestare contro le cattiverie verso gli animali. No alla caccia alle foche e no ai cagnolini sulle autostrade. Sono d’accordo.

Attenzione però, l’effetto “Studio Aperto” è in agguato. Un cucciolo bello morbido con gli occhi lucidi (magari con un bel sottofondo musicale strappalacrime) ci trasforma tutti in paladini in difesa degli amici animali: e via di “Cat Pride“! Ci si straccia i vestiti quando si intravede il pericolo di cinismo e si appoggia indiscriminatamente qualsiasi azione zoofila.

Vorrei chiedere a chi si sente così sensibile a questi temi di mostrare coerenza fino in fondo. Così chiederei di protestare anche contro la grigliata mista, il pollo allo spiedo e il vitello tonnato. Le crudeltà contro gli animali sono mal tollerate: nessuno ha mai protestato per i grugniti e le urla di un maiale sul punto di essere sgozzato però; e sì che non mi sembrano proprio cinguettii.

Ed anche il genocidio costante e ininterrotto di pulci, zecche, formiche, mosche e zanzare pare non godere dell’attenzione dei più. Forse che esistano animali di serie A e di serie B? Colpa della Trudi, che non ha mai prodotto peluches di insetti orripilanti?

La battaglia animalista sbandierata da certe persone mi lascia perplesso. Grande rispetto e ammirazione per tutti gli animali: ma qui come ovunque, la moderazione e il buon senso sono d’obbligo.

Fare esperienza

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Il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Come è vero. E questa massima si vive tutti i giorni. Per esempio oggi potrei scrivere:

Lo scanner è sporco, lo stolto cerca di capire dove cavolo sono quelle righine e quegli aloni che si vedono a video sul foglio originale.

Sbagliando si sbaglia

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A proposito del verbo “sbagliare”.

Di solito si cancella una parola sbagliata. Ora, mettiamo che si sbaglia a cancellare. Cosa dovremmo dire? “Ho cancellato una parola giusta” oppure “Ho cancellato la parola sbagliata”?

E’ un dilemma.

Sbagliare può diventare un enigma anche nei bar. Se il barista sbaglia un “Negroni sbagliato”, non è detto che venga un Negroni e basta. Potrebbe anche essere un cocktail schifoso.

E se sbagliare è umano, se rispondi giusto ad una domanda cosa dovresti considerarti, marziano?

Decidere

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decidere

Non sempre, ma in certi casi decidere è la cosa più difficile al mondo. Senti il peso della responsabilità della scelta, percepisci la gravità della situazione, intuisci il bivio che si biforca per gli effetti delle tue azioni: capisci di essere padrone della storia. Già, nel piccolo o nel grande, la storia è fatta di decisioni.

Non ci si scappa: nella decisione sei solo. Ti accompagna un parlamento di voci. Il buon senso, il coraggio, pareri amici, la comodità, il profitto, la saggezza, e via dicendo. Ma la decisione spetta solo a te.

Del resto, la brutalità del decidere sta nell’etimologia del termine. De+cidere, significa “tagliare via, mozzare”. Nell’attimo della decisione, spezzi un ramo di vita.

Balzi evolutivi

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  • XI millennio a.C.
    L’uomo del neolitico produce i primi esemplari di vasellame, cuocendo la ceramica sul fuoco.
  • III millenio a.C.
    Nelle prime civiltà umane viene sviluppato e perfezionato il processo di produzione del vino, fino a diffondersi su vasta scala e diventare un alimento comune.
  • XIX secolo d.C.
    Nei banchetti rinascimentali e barocchi nasce il buffet in piedi chiamato “servizio a mano”. I commensali si servono da soli scegliendo tra numerose e generose portate servite sulle tavolate.
  • XXI secolo d.C.
    L’uomo moderno ha capito che ha solo due mani e non può reggere piatto, bicchiere e pretendere di servirsi al buffet. Ecco che inventa il piatto con reggi-bicchiere.

piatto vassoio

Everybody needs

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In questo mondo ci sono avvocati, insegnanti, operai, agricoltori, disoccupati, sportivi, militari, religiosi. Tutte fantastiche particolarizzazioni dell’ancora più fantastico animale uomo.

Sta bene a tutti che prima d’essere una persona siamo tutti esseri viventi. Spero dunque di non scadere in banalità, andando ad introdurre il tema della mia riflessione odierna: la pipì.

Quale momento unisce meglio tutti gli uomini sulla faccia della terra di quella parentesi di pochi, quotidiani minuti di bisogno? E’ una cosa che tutti facciamo e tutti sappiamo fare allo stesso modo. Ma non se ne parla perchè è scontato e pure poco fine. Ma è così consolante sapere che qualsiasi persona, qualsiasi – il politico, il professore, il capo, il vigile – sempre, tutti i giorni, ha bisogno di andare in bagno.

Bisogno!!! Che bello… abbiamo tutti bisogno di qualcosa. Se non altro, di fare pipì.

E mentre ci penso mi rendo sempre più conto di quanto la pipì sia il momento più imbarazzante e più umiliante per l’essere umano, la razza più evoluta sulla terra. Ma dobbiamo ancora vuotarci più di 5 volte al giorno, che razza evoluta siamo? :D

Con questa dose di umiltà, accettiamo il momento della pipì come richiamo ancestrale, come legame alla terra. Io quando cambio posto, mi accorgo davvero di non essere a casa o in altri luoghi familiari solo quando vado in bagno. Quasi dovessi marcare il territorio…

Avrei poi molto da dire sui servizi igienici pubblici, riguardo orinatoi a muro (si può sapere come si combatte il maledetto blocco della pipì quando c’è qualcun altro alle tue spalle che aspetta il turno??? terribile…), o riguardo la misteriosa -e tuttora poco spiegata dalla scienza- abitudine femminile del turno in bagno in coppia (penso che un buon antropologo ci potrebbe scrivere libri a riguardo).

Preferisco rimandare ulteriori approfondimenti… anche perchè, come dire…mi scappa.

Contro il tempo

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Una vecchia battuta diceva: “Piove, governo ladro!”.  Allora forse non c’erano il colonnello Giuliacci e il nostrano Roberto Regazzoni. Perchè ogni buon italiano che si rispetti, guardando fuori dalla finestra, fissando quelle masse nerastre che minacciano pioggia imminente, istintivamente pensa a tre semplici parole:

Anticiclone delle Azzorre

Tutti lo conosciamo! E’ una presenza inquietante che decide delle nostre giornate! Un fantasma, una pseudo-divinità, uno spirito da ingraziarsi. Sinceramente mi ha sempre dato piuttosto sui nervi questa dannata massa d’aria. Un po’ per quel suo nome spocchioso da guerriero dei cartoni animati. Poi tutte le volte che lo si pronuncia, ci si ricorda che viene dalle Azzorre. Ora, le Azzorre sono delle isole dell’oceano Atlantico e distano dall’Italia qualche migliaio di chilometri. Ma perchè non stai nel tuo? Ma chi ti vuole? Ma cosa vieni a rompere a fare che ci scombussoli le zone di alta o bassa pressione, ora non so bene.

Già, mi sta un po’ antipatico anche perchè so poco o niente di lui; è una presenza misteriosa sbandierata dai meteorologi ogni tanto, quasi un fantoccio. Cerco qualche informazione: è buono o cattivo? Scopro che d’estate allontana la pioggia (è buono), d’inverno porta pioggia (è cattivo). Almeno così ho capito.

Sarà ma non mi fido troppo delle spiegazioni fisiche razionali. Pensando di nuovo all’Anticiclone, sono indeciso se sacrificare un capretto per tenermelo buono o recuperare qualche Pokemon d’attacco per sconfiggerlo.

Aspettando il volo

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MadridAeroporto di Madrid-Barajas. Volti, voli, voci.

Una babele di viaggiatori, un gigantesco formicaio di esserini trolley-muniti, la varietà dei destini del mondo ingarbugliati fra loro nelle ore di attesa, dentro i bar e nelle sale d’aspetto.

Al tavolo due della cafeteria c’era lui. Perchè se molta gente è alle prese con i check-in, con la ricerca della porta di imbarco o con gli acquisti dell’ultimo minuto, è anche vero che in aeroporto può esserci spazio e tempo per un sudoku.

Non un sudoku qualsiasi. E’ il sudoku; quello che ti isola dal mondo, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ti inchioda al tavolo nonostante la tua consumazione sia finita da tempo, quello che ti fa dimenticare di essere un uomo d’affari che, nonostante il vestito impeccabile e la cravatta d’ordinanza, si può a ben diritto distrarre con un rompicapo strappato dalle pagine di un quotidiano.

Gli uomini hanno milioni di storie e destini diversi. Ma in aeroporto tutti aspettano. Se l’aereo è in ritardo, aspettano pure troppo. Grazie, EasyJet.

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