Tu ce l’hai Facebook?
dicembre 10, 2008 Vita Vissuta 2 Commenti
- 49,9% : “Sì, ma tu non l’hai ancora??? Ma cosa aspetti, iscriviti!!!”
- 49,9% : “Sì, purtroppo…. stanne fuori”
- 0.1% : non sa, non risponde
- 0.1%: io.
- 49,9% : “Sì, ma tu non l’hai ancora??? Ma cosa aspetti, iscriviti!!!”
- 49,9% : “Sì, purtroppo…. stanne fuori”
- 0.1% : non sa, non risponde
- 0.1%: io.
Domenica 28 ho partecipato all’Imagnalonga, camminata sui colli della Valle Imagna scandita dalle portate di un ricco menu di prodotti tipici ad ogni tappa. Una bella sgambata e una gran mangiata, insomma. Già solo il pensiero mi è godurioso. Il tempo è stato clemente, la compagnia piacevole, archivio dunque volentieri il ricordo di una grande giornata.
Mia amatissima e tenera compagna di viaggio è stata la tazzona di alluminio, distribuita a tutti i partecipanti. Essa era indistintamente adatta al vin brulè, all’acqua frizzante o al thè. Insieme con le posate, faceva parte del “kit di sopravvivenza”. Quasi fosse l’unico bene di cui noi, viandanti in cammino, potevamo disporre, il nostro kit era il tramite fisico tra noi e il cibo; questa semplificazione e riduzione all’essenziale del nutrirsi mi metteva tanto appetito da farmi commuovere. L’unico inconveniente pratico che aveva la tazzona è che ti dovevi saper regolare con le dosi di vino rosso.
Il contatto con la natura e l’aria aperta ha portato a parentesi filosofiche mica da ridere, come la disquisizione su “come sarebbe stato il mondo se l’uomo avesse tre mani”. Foglia sostiene che “saremmo tutti più egoisti”, ma sono ancora molto perplesso su questa conclusione. Preferisco continuare a pensare alla possibilità di guidare e scaccolarsi senza problemi.
La discarica di Brembate di Sopra è un piccolo microcosmo. Forse appartiene semplicemente al sistema di riciclaggio e smaltimento rifiuti dei comuni della zona, forse costituisce semplicemente un luogo dove nel piccolo funziona un’operazione doverosa in quella che si vuole definire società civile.
Entrando però capisci che non stai solo adempiendo ai tuoi doveri di cittadino, o rispettando l’ambiente o anche solo liberandoti dei rifiuti di casa.
In discarica chi entra è ospite degli Operatori Ecologici. Questi individui, appartenenti ad una “sottospecie umana, che parla un proprio idioma”, come ha ben rilevato mio fratello, hanno il loro habitat tra i cassonetti differenziati. Guardano silenti ma con attenzione le persone che svuotano i loro secchi, assicurandosi che tutto venga rispettato.
Perchè non è solo questione di ordine. Lì c’è un delicato equilibrio, ci sono precise regole da rispettare perchè tutto funzioni. E questo sistema, gli Operatori sembrano averlo incarnato perfettamente. Voglio pensare che abbiano proprio scelto i rifiuti; perchè ci credono, perchè animati da nobili princìpi e da alti ideali.
Voglio immaginare che vivano veramente solo quando indossano la casacca fluorescente e sentono il contatto della pelle con l’erba secca, il polistirolo o la latta dei barattoli, sotto il sole d’estate o nel vento freddo d’inverno. Voglio immaginare che passino perfino la notte in quella stanzina al centro della piattaforma, immagino che conoscano perfettamente i rifiuti che vanno e vengono, e che quei rifiuti costituiscano in qualche modo un bene da custodire con affetto e cura, una ricchezza; in quel regno dove loro – nessun altro- sono gli incontrastati Signori.
C’è il Lago della vacca, poco sotto il Passo della Vacca (2355 m). Ma, porcavacca, c’è pure Lei! Questo curioso ammasso roccioso dà il nome a questi luoghi della Val Camonica, nei pressi del rifugio TIta Secchi. Va detto, quegli spuntoni che fan da orecchie e da coda sono stati aggiunti dopo, c’è il ritocchino… che delusione.
La vacca rifatta simboleggia la partenza del mio prossimo sentiero (Via Alta dell’Adamello). Mi auguro di portare a casa (oltre che tutte le ossa integre) qualche buon spunto di racconto anche per il blog.
In queste notti estive si insinua un oscuro mistero. Gratta-gratta… una puntura di zanzara. Gratta-gratta, gratta-gratta. A ben guardare le punture di zanzare sono due. Una a pochi centimetri dall’altra.
Così da giorni, ora su un polpaccio, ora sull’avambraccio, ora sulla caviglia. Ci ho pensato, ho trovato due possibili soluzioni razionali.
La prima è che le zanzare che frequentano il mio banchetto cutaneo sono sempre in coppia fissa. Tenere! Zanzaro e zanzaretta che svolazzano nel miei dintorni. “Stasera, che ne dici se andiamo a succhiare al polso destro?” “Di nuovo?? Ci siamo stati l’altra sera, lo sai che con quel braccino ossuto si sta scomodi…”
In realtà paiono gradire, quei punzecchiatori romanticoni. Ma la teoria del tête-à-tête alato è solo una delle due ipotesi. L’altra, molto meno poetica, è quella della zanzara-lavandino.
Quella che, dopo una generosa puntura che sfamerebbe un normale insetto, sta per andarsene, ma poi – ingordo – ci ripensa: “al diavolo la dieta!” e affonda il suo appuntito naso un’altra volta.
Cara zanzara ipernutrita, ti auguro vivamente di schiantarti al suolo in volo per il tuo dolce peso.
Avete presente gli indovinelli spesso senza risposta dei pensatori e matematici dell’era classica? Ok. Pensate ad uno di questi signori con il grembiule ed un asciugamano in una affollata cucina.
Piatti che vanno e vengono, arrivano usati e sporchi e tornano lavati e puliti. Il nostro Pitagora casalingo sarebbe riuscito a dire una frase del genere?
Ma questo piatto è bagnato perchè sporco o è bagnato perchè è pulito?
Anche tra i fornelli, quante cose belle si possono udire. Sono in estasi da paradosso.
Cerco di ripristinare un po’ del mia antica curiosità per il mondo animale, prendendo l’occasione nel commentare un piccolo episodio.
Ieri sera un Unidentified Flying Object svolazzava indisturbato in casa mia. Qualche secondo di incredulità, ma poi la sua identità era chiara. Un simpatico topo alato era entrato dalla finestra. Problemi con il radar, forse. S’è fatto qualche giro tortuoso rasente al soffito, con una traiettoria non ben definita che sembrava talvolta pericolosamente abbassarsi in picchiata. Poi se n’è andato, così com’è entrato.
Questa strana visita la devo forse per motivi di appetito. Leggo adesso che un pipistrello mangia anche 2000 zanzare in una notte. Forse 2000 no, ma una buona rappresentanza c’era di sicuro ieri sera, a casa mia. Forse dovrei cestinare gli zampironi e allevare un pipistrello.
Ho scovato per caso anche un piccolo aneddoto, riguardo alla diceria che i pipistrelli si attacchino ai capelli (è pieno così, di gente che va dal parrucchiere disperata con un mammifero ingarbugliato nella chioma).
I piccoli dei pipistrelli stanno aggrappati al pelo delle loro madri e può capitare che allentino la presa, cadendo a terra; se proprio sotto si trova una persona, succede che il cucciolo si afferra d’istinto ai capelli. Questo capitava quando la gente (magari con lunghi capelli) viveva nelle capanne, con i pipistrelli appollaiati tranquillamente al soffitto.
Perchè passi per i radar fuori uso, ma credo che al giorno d’oggi un pipistrello moderno utilizzi le cinture di sicurezza per i piccoli.
Aeroporto di Madrid-Barajas. Volti, voli, voci.
Una babele di viaggiatori, un gigantesco formicaio di esserini trolley-muniti, la varietà dei destini del mondo ingarbugliati fra loro nelle ore di attesa, dentro i bar e nelle sale d’aspetto.
Al tavolo due della cafeteria c’era lui. Perchè se molta gente è alle prese con i check-in, con la ricerca della porta di imbarco o con gli acquisti dell’ultimo minuto, è anche vero che in aeroporto può esserci spazio e tempo per un sudoku.
Non un sudoku qualsiasi. E’ il sudoku; quello che ti isola dal mondo, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ti inchioda al tavolo nonostante la tua consumazione sia finita da tempo, quello che ti fa dimenticare di essere un uomo d’affari che, nonostante il vestito impeccabile e la cravatta d’ordinanza, si può a ben diritto distrarre con un rompicapo strappato dalle pagine di un quotidiano.
Gli uomini hanno milioni di storie e destini diversi. Ma in aeroporto tutti aspettano. Se l’aereo è in ritardo, aspettano pure troppo. Grazie, EasyJet.