Sand art
luglio 27, 2008 Interesting 1 CommentoDevo assolutamente procurarmi un tavolo luminoso!!!
Sessione di arte coi nipoti. Fantasia e creatività a gogò, senza briglie. Il prodotto più interessante del pomeriggio:

Si chiama “Essere umano con spazzatura e navicella” (gessetti colorati su tavoletta di ardesia).
L’artista ha fornito anche delle precise indicazioni sull’interpretazione dell’opera: “Questo è l’essere umano…. e questa qui tutta intorno è la spazzatura…. e questo contorno verde è la navicella.”
La critica più superficiale ha già inquadrato l’opera come un chiaro riferimento al problema dei rifiuti, quasi un suggerimento verso la soluzione ormai non troppo avveneristica di una “discarica spaziale”.
Ma è l’autore stesso a provocare, e suggerire una lettura più profonda, insinuando dubbi sul soggetto: “Ma Stefano, gli esseri umani hanno la faccia tutta verde?”
Perchè odora di nuovo, di nascita, di fresco. Odora anche di pesce fresco, di salmone per la precisione, perchè i salmoni vanno controcorrente.
L’imprevedibiltà rompe il solito, odia il normale, distrugge il collaudato. L’imprevedibilità si subisce, si accoglie e si scopre. Ma si può anche cercare, vivere e testimoniare. Così essere artefici del nuovo diventa un grande potere. Il potere del giocatore di carte, dell’attore, del concertista, e del funambolo. Artisti dell’imprevedibile.
Il banale, il solito, il normale sono una sconfitta per la creatività dell’universo.
Credere nell’imprevedibilità è credere nel mondo. In fondo, tirando i dadi, prima o poi succede che qualcuno faccia doppio numero. Quello è il momento buono che si aspetta.
Credere nell’imprevedibilità è credere in sè stessi, perchè solo provando ad essere imprevedibili ci si può ingannare e si possono superare i propri limiti.
Nessuno si appassiona così tanto ad un libro come quelli che non ne conoscono il finale.
Spesso il mondo adulto e razionale ci impone prudenza e criterio nel giudizio. A maggior ragione per i ricordi d’infanzia, spesso appannati e deformati dagli anni.
Ma se c’è una cosa che considero bene assoluto e oggetto della mia devozione e gratitudine, sono i LEGO.
Hanno accompagnato giorni e giorni della mia infanzia.
Il mio gioco prevedeva continue costruzioni da zero, ore e ore di paziente ricerca dei pezzi giusti, magari pezzo unico nel mio vasto calderone di pezzi sfusi. E naturalmente, le mille e mille storie che prendevano vita!
A volte penso che debba a quel maniacale divertimento certe attitudini di adesso… la creatività, lo spirito da ingegnere, l’abitudine a far le cose da solo, la facilità a fantasticare.
Ricordo che ho smesso di giocare quando cominciavo a farmi le paranoie sui problemi urbanistici, sociali e di ordine pubblico nella mia città. Una delle ultime mie creazioni che ricordo era una sorta di “casa del popolo”, dove stavano praticamente tutti gli omini. Perchè era uno scandalo che ci fosse la famiglia reale col castello, il riccone con la villa e la piscina, l’allegra famigliola con la casa di campagna. E tutti gli altri? Quando ti vendono l’omino della ruspa mica ti dicono dove deve andare a dormire! Ma in che condizioni vive la classe operaia a Legoland?
Ed è stato pure un problema far convivere nello stesso spazio-gioco la gente in giacca e cravatta, Mago Merlino, Capitan Uncino, l’astronauta del futuro e il cronista della gara delle macchine. Credo pure di aver ipotizzato per la mia città una sorta di vigente federalismo, dove per le strade della città la polizia vigilava e il senso civico era scontato, mentre due piattaforme più in là i Pirati potevano tranquillamente sgozzare chi viaggiava per mare e nel castello regnava beatamente il Principe e la sua corte. Tutto in piena legalità.
Gustosa e pittoresca manifestazione di massa a Termini (vedi articolo).
E la folla si «congela» all’improvviso
Masse di persone immobili, «paralizzate» per alcuni minuti tra lo stupore e il divertimento dei passanti.
Geniali…
Tutto ciò fa bene al grigiore metropolitano e alla libera Creatività. W la gente.
Il mondo? Una storia da raccontare. La gente? Personaggi che conosci, hai conosciuto e riconosci.
Vedi così la vita scorrere come un film che hai visto da bambino, di cui ricordi la trama ma non le scene, di cui intuisci lo svolgimento e anticipi le battute, ma segui lo stesso con ansia, stupore, e il brivido dell’imprevedibilità.
Caleidoscopio di facce, espressioni e comportamenti, la folla esibisce tutte le sue ricchezze e i suoi limiti, i suoi lati appassionanti e quelli ridicoli.
Con una macchina fotografica a portata di mano, il mondo diventa un album di figurine. Ed ogni singolo, evitabile, superfluo particolare che catturi, è un riquadro bianco che riempi.
Con l’ambizione di cogliere la creatività e l’ironia che, indipendenti e libere, vivono sotto il nostro naso.
…è terribile dover per forza scrivere un primo post, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.
Vorrei elencare 10 buoni motivi per aprire questo blog personale:
Un saluto ai futuri visitatori… occasionali e affezionati… grazie perchè perdete tempo qui e non altrove