Si fa presto a dire biro

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Sfrutto l’assist che mi ha dato il buon Gerry Scotti (che saluto, so che quando può mi segue sul blog) citando stasera il mitico Birò. C’è dietro una storiella che avevo già letto.

L’ungherese László József Bíró è l’inventore della penna a sfera. Si dice ebbe l’intuizione guardando dei bambini giocare a palla e notando la scia che lasciava la sfera rotolando sul terreno.

Quell’oggetto che oggi diamo per scontato e che troviamo in qualsiasi ambiente, è stato frutto di anni di tentativi e di grossi investimenti. Nonostante gli sforzi per migliorare e commercializzare il prodotto, Birò non riusciva a sostenere i costi di produzione. Avvenne che la storia della penna a sfera si incrociò con quella del barone francese Marcel Bich, che comprò il brevetto e produsse una penna a basso prezzo che conquistò il mondo.

Morale della favola, il geniale Birò morì in povertà, mentre Bich (che sfondò con il marchio Bic, quello dei rasoi e degli accendini) divenne ricchissimo.

Ah, destino ingrato e beffardo!

Aspettando il volo

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MadridAeroporto di Madrid-Barajas. Volti, voli, voci.

Una babele di viaggiatori, un gigantesco formicaio di esserini trolley-muniti, la varietà dei destini del mondo ingarbugliati fra loro nelle ore di attesa, dentro i bar e nelle sale d’aspetto.

Al tavolo due della cafeteria c’era lui. Perchè se molta gente è alle prese con i check-in, con la ricerca della porta di imbarco o con gli acquisti dell’ultimo minuto, è anche vero che in aeroporto può esserci spazio e tempo per un sudoku.

Non un sudoku qualsiasi. E’ il sudoku; quello che ti isola dal mondo, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ti inchioda al tavolo nonostante la tua consumazione sia finita da tempo, quello che ti fa dimenticare di essere un uomo d’affari che, nonostante il vestito impeccabile e la cravatta d’ordinanza, si può a ben diritto distrarre con un rompicapo strappato dalle pagine di un quotidiano.

Gli uomini hanno milioni di storie e destini diversi. Ma in aeroporto tutti aspettano. Se l’aereo è in ritardo, aspettano pure troppo. Grazie, EasyJet.

Santa Pasqua

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Nella luce, nella carica di speranza di questa Pasqua, il Vangelo torna a chiederci di restituire attenzione, di ridare ascolto ed esaudimento alle ragioni profonde del cuore. Il che vuole dire: prendiamo sul serio il desiderio di felicità che c’è dentro ciascuno di noi.

Esso continua a bussare, a ribellarsi a tutte le nostre negazioni, a rifiutare tutte le nostre provvisorie e riduttive risposte.Il desiderio di felicità che grida dentro ciascuno di noi, nonostante i tentativi di imbavagliarlo, è la firma del Creatore nella creatura, è l’immagine del Redentore nell’umanità destinata ad essere redenta.

Quando noi gridiamo il nostro bisogno di felicità noi chiamiamo Lui; noi, poveri frammenti di calendario, piccoli sussulti di vita ci portiamo dentro il bisogno d’infinito, la sete di Dio. Eppure quella sete è la nostra verità, quella sete è il nostro destino!

(Dall’omelia di Pasqua, Parrocchia di Locate)

La vera storia dei Teletubbies

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Teletubbies

La fortunata serie televisiva dei Teletubbies viene creata dalla BBC intorno al 1997. Pochi da allora hanno avuto il coraggio di raccontare le cose come stanno. Prima di oggi.

I Teletubbies sono evidentemente un triste esempio di brutalità umana. Questi quattro “esseri” conducono un’esistenza estranea della realtà, in un mondo creato ad hoc per i loro modesti fabbisogni.
Vivono in un mondo incantato, con estesi prati verdi, fiori e cielo limpido. La loro vita però e controllata da un’oscura presenza esterna, il TubbyBigBrother, che dà segni della sua invadente presenza attraverso sfacciate altoparlanti che spuntano dal giardino. La vita dei quattro tubby-soggiogati è scandita dalla loro voce elettronica e petulante. Ignari del loro stato di cattività, la massima aspirazione quotidiana dei Teletubbies è venire posseduti dalle onde elettromagnetiche che l’enorme Antenna invia costantemente. Così, abbandonati al triste destino di creature bio-cibernetiche, cercano la loro piccola realizzazione guardandosi le pancie mentre trasmettono filmati idioti e le loro repliche.

Ma il momento più umiliante è quando, all’ora di pranzo, quando hanno fame perfino creature -diciamolo- mostruose come loro, le quattro cavie colorate si mettono in fila davanti ad una macchina che sputazza un beverone acido da bere con una cannuccia. Questo è il loro unico cibo. Probabilmente il controllo sulle menti di queste creature arriva a tal punto da non permettere loro di realizzare che il loro prato è popolato da migliaia di conigli delle dimensioni di un cinghiale.

La giornata ha la durata di una puntata. Dopo una mezzoretta di inutile esistenza, i Teletubbies tornano nel loro giaciglio.

Felici.

Ecco perchè (ancora) mi piace il calcio

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Per un giocatore i trofei sono tutto.

Arrivi a giocare ad alti livelli. Parlano di te, sei apprezzato, tanti ti considerano arrivato, ma a te non basta. Il sogno di un giocatore è essere un campione. Il sogno di un giocatore è vedere finalmente i propri sforzi, la propria passione e il proprio sacrificio arrivare al successo sul campo, entrando nella storia e nell’olimpo del calcio.

La fatica è tanta, la paura di non farcela è sempre presente. Ma sei un campione, e i successi arrivano. Vittoria dopo vittoria, contribuisci a portare la tua squadra verso la leggenda. Ad ogni trofeo cresce la tua ambizione e la tua voglia di far meglio.

Finchè giungi a quei momenti in cui sembra che la storia ti ponga allo scontro finale. Un duello tra te, campione, e il destino. Tra te e la tua avventura.

Arriva la Partita della Vita.

Quella che ti fa sentire i riflettori addosso, quella che da una parte c’è il baratro e dall’altra la gloria. Il calcio è uno sport di squadra, non è quasi mai solo una questione personale: finchè non si arriva ai calci di rigore.

In 11 metri, il Campione ripercorre la carriera di una vita, le fatiche, le speranze, le gioie… nell’attesa di sentire il boato liberatorio.

costacurta

Rigore di Costacurta, finale Coppa Intercontinentale 2003 Boca Juniors – Milan (3-1 dopo i calci di rigore)

Grazie Billy, perchè mentre tutti quanti pensavamo ingenuamente ad una partita di calcio, ci hai ricordato che meritava più attenzione una buffa zolla di terreno proprio vicino al dischetto.