giugno 14, 2008
Ripensandoci..., Vita Vissuta
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Aeroporto di Madrid-Barajas. Volti, voli, voci.
Una babele di viaggiatori, un gigantesco formicaio di esserini trolley-muniti, la varietà dei destini del mondo ingarbugliati fra loro nelle ore di attesa, dentro i bar e nelle sale d’aspetto.
Al tavolo due della cafeteria c’era lui. Perchè se molta gente è alle prese con i check-in, con la ricerca della porta di imbarco o con gli acquisti dell’ultimo minuto, è anche vero che in aeroporto può esserci spazio e tempo per un sudoku.
Non un sudoku qualsiasi. E’ il sudoku; quello che ti isola dal mondo, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ti inchioda al tavolo nonostante la tua consumazione sia finita da tempo, quello che ti fa dimenticare di essere un uomo d’affari che, nonostante il vestito impeccabile e la cravatta d’ordinanza, si può a ben diritto distrarre con un rompicapo strappato dalle pagine di un quotidiano.
Gli uomini hanno milioni di storie e destini diversi. Ma in aeroporto tutti aspettano. Se l’aereo è in ritardo, aspettano pure troppo. Grazie, EasyJet.
febbraio 22, 2008
Rassegna stampa
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Gustosa e pittoresca manifestazione di massa a Termini (vedi articolo).
E la folla si «congela» all’improvviso
Masse di persone immobili, «paralizzate» per alcuni minuti tra lo stupore e il divertimento dei passanti.
Geniali…
Tutto ciò fa bene al grigiore metropolitano e alla libera Creatività. W la gente.
dicembre 23, 2007
Vita Vissuta
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Il mito prevedeva Teseo, Arianna e il suo filo, il Minotauro, e un labirinto. Il nostro Minotauro da uccidere era un regalo da comprare. Il nostro labirinto era l’Oriocenter. Peccato che nella nostra versione non ci fosse nessuna Arianna ad aiutarci: due impediti in balia della folla presa dagli acquisti di Natale.
Caldo. Ma cosa compriamo, forse ci viene un’idea. Famiglie intere in migrazione tra i negozi: lei ha 20 regali da piazzare, loro vogliono a tutti i costi i giochi esposti in vetrina, lui è incredibilmente tranquillo, forse sotto sedativo. Carrelli pieni, a occhio contengono il rifornimento giornaliero di una Nazione. Coppiette mano nella mano, come in un camion a rimorchio: lei trascina lui. Comincia a venirmi il mal di testa. Incredibile come tutti i negozi si somiglino: ehi, ma qui ci siamo già stati! Negozi tamarri, negozi chic, negozi choc, negozi a matrioska con dentro altri negozi. Cosa compriamo alla fine? Non c’è il prezzo, forse è questo, ma sarà alla confezione, chiedo alla commessa, la commessa non c’è, forse è questa, ah no mi scusi. Questa è la scala per il terzo piano, ma c’è il terzo piano? Jingle bells, jingle bells, jingle bells rock. Uscita senza acquisti: significa che se non paghi puoi comunque portare fuori la spesa? Caldo e fame. Siamo ancora a mani vuote; invece giurerei di vedere gente che è già la terza volta che esce con le borse piene. Carta? bip bip bip; serve la borsa? Ma a che piano siamo, al secondo o al primo, ma siamo saliti senza mai essere scesi. Vuole il pacchetto regalo? Promozione, saldo, offerta, convenienza che a Natale siamo talmente tutti più buoni che si spende il triplo. Dai, dentro questo negozio, è quello buono: ah è quello di prima.
Ehi un momento. La mia macchina era al B3 giallo. Questo è giallo o senape? E il blu dove è? Ah ma forse ci sono 2 piani di parcheggio. Caldo, fame e non sento più le gambe. E non trovo più la macchina.
Magie del Natale.
dicembre 22, 2007
Ripensandoci..., Vita Vissuta
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Il mondo? Una storia da raccontare. La gente? Personaggi che conosci, hai conosciuto e riconosci.
Vedi così la vita scorrere come un film che hai visto da bambino, di cui ricordi la trama ma non le scene, di cui intuisci lo svolgimento e anticipi le battute, ma segui lo stesso con ansia, stupore, e il brivido dell’imprevedibilità.
Caleidoscopio di facce, espressioni e comportamenti, la folla esibisce tutte le sue ricchezze e i suoi limiti, i suoi lati appassionanti e quelli ridicoli.
Con una macchina fotografica a portata di mano, il mondo diventa un album di figurine. Ed ogni singolo, evitabile, superfluo particolare che catturi, è un riquadro bianco che riempi.
Con l’ambizione di cogliere la creatività e l’ironia che, indipendenti e libere, vivono sotto il nostro naso.