Fare esperienza

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Il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Come è vero. E questa massima si vive tutti i giorni. Per esempio oggi potrei scrivere:

Lo scanner è sporco, lo stolto cerca di capire dove cavolo sono quelle righine e quegli aloni che si vedono a video sul foglio originale.

Wordpress + Jazz

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Il motore che c’è alla base di questo blog è Wordpress.

Ora, non ci tenevo molto a far notare questa cosa, che offende l’attenzione tra i più smanettoni tra i miei lettori e annoia terribilmente gli altri.

Però ho scoperto una piccola chicca che mi fa affezionare ancora di più a Wordpress. Ovvero la tradizione secondo la quale il nome di ogni versione di Wordpress sia dedicata ad un grande jazzista. (vedi). Grandi!

Ciò conferma il parere che ho sempre avuto sugli informatici (notare come ne prendo le distanze! ;) ). Sono super agili col computer e ne sanno una peggio del diavolo, tanto da far paura e impressionare. Ancora peggio se protagonisti di applicativi di successo. Però sotto sotto, alla fine sono dei gran giocherelloni, dei bambinoni che si divertono un mondo con il pc.

“Perchè date il nome di un jazzista ad ogni versione?” “Boh, così…ci piaceva.” :D

Vabbè Web 2.0, ma…

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La mia top-commentator (vai Marta, sei in fuga!) mi ha messo al corrente di Twitter.

Questo sito, oltre ad avere come logo un uccellino bianco e sfondo blu (ci sono arrivati prima di me, che nervi), fornisce un servizio che permette agli utenti iscritti di essere al corrente di ciò che i propri contatti stanno facendo. Proprio così: uno manda una mail o un sms con quello che sta facendo, e i suoi amici, o anche tutti gli utenti Twitter, lo leggono (vedi qui).

Mi avvicino a questa cosa con prudenza, e provo a pensare.

Pensiero uno. Cosa spinge uno nel corso di una giornata ad avvisare il mondo intero di quello che sta facendo? Che so. Va a prendere il pullman: “sto andando a prendere il pullman”. Ha un po’ di mal di pancia: “oggi ho un po’ di mal di pancia”. Mangia una torta buonissima: “ho appena mangiato una torta buonissima”. Sono un po’ spiazzato, ci sono tante domande che mi sto facendo: ma chi se ne frega di quello che stai facendo? Non hai mai pensato a comprare un tamagotchi? Lo sai che le persone in parte a te sanno parlare, se non stanno pure loro mandando un sms a Twitter in quel momento? Non hai voglia di farti un po’ i cavoli tuoi? E via dicendo.

Freno un attimo e mi dico. Come sarebbe se le persone che conosci ti dicessero costantemente cosa stanno facendo e cosa pensano? Non sarebbe un po’ come stare con loro? Come condividere dei racconti e delle esperienze, che altrimenti non condivideresti? Forse è un’idea rivoluzionaria. Ci sono limiti nelle relazioni interpersonali che con questo strumento potrebbero dissolversi nel nulla.

Non so. Potrei fare una prova. Adesso mando un sms a tutti che sto andando al cesso. Vediamo le reazioni.

L’accordatore di pianoforti

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Celeri

Faccio venire l’accordatore del piano. Al cancello mi si presenta un ometto distinto, cappottone forse più vecchio di lui, capelli bianchi sotto il cappello. Capisco subito: è un gran personaggio.

Il mio uomo è sull’ottantina, si porta in giro un trolley pesantissimo che tiene in un sacchetto di plastica (”se no si rovina”) ed è una vita che accorda pianoforti, pur non essendo veramente un pianista.

Questa la sua storia (sì… all’amico accordatore piace parlare molto!). Lascia le scuole superiori e lavora nell’esercizio del padre, riparando macchine da scrivere. Durante il lavoro in una casa, trova dei ragazzi che accordano un pianoforte; e lì inizia a maturare la passione:”papà ma perchè non ripariamo pianoforti? E’ così interessante!”. Comincia invece la carriera di programmatore COBOL (la preistoria dell’informatica…che bello!) dove acquisisce quella che lui continua a chiamare “mentalità informatica”. Tre giorni dopo la pensione, inizia finalmente ad imparare da Daminelli il mestiere di accordatore. Per 20 anni gira la bergamasca accordando pianoforti con zelo e pazienza. Ora è vedovo, ha 6 nipoti, un gran daffare a riordinare filmini e dvd di una vita, ed è in cerca di un sostituto fidato per ritirarsi, ma i giovani accordatori in circolazione, dice lui, sono frettolosi e troppo poco esperti.

Tutto questo mi raccontava, tirando corda per corda, nota dopo nota, guardando attraverso gli occhialini il suo prezioso apparecchio intonatore (”cicalino”), coi tasti consumati. Dice che capisce quando una nota è intonata perchè sente una “pace interiore”. Mentre continua ad andare avanti, nonostante gli acciacchi dell’età, perchè quando sente un pianoforte scordato, gli dispiace.

Caro blog…

Blog 5 Commenti

…è terribile dover per forza scrivere un primo post, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Vorrei elencare 10 buoni motivi per aprire questo blog personale:

  1. Dare accoglienza, un tetto e un pasto caldo a chi si trova a girovagare a zonzo nella rete. Qui potrete trovare conforto e riparo.
  2. Dichiaro guerra al non-scritto e al non-detto. Ci sono troppe tante cose di cui poter scrivere per non provare a farlo.
  3. Il blog è un buon contenitore ordinato di pensieri disordinati. Probabilmente anche il mio cervello è fatto così.
  4. La frase e l’immagine personali di Msn Messenger sono troppo poco per lasciare ciò che si ha in testa.
  5. Ho bisogno di una valvola di sfogo per i raptus creativi. Metti che poi un giorno esplodo e comincio a parlare, scrivere e disegnare a vanvera, mi rinchiudono subito.
  6. Perchè è molto meglio accendere il computer che accendere la tv.
  7. Sono abbastanza bambino da voler una cosa tutta per me.
  8. Mi serve per ricordarmi che, in fondo, sono un informatico. Non tutti i blogger sono informatici, ma tutti gli informatici hanno o hanno avuto un blog. Quindi devo.
  9. Perchè mi hanno convinto Michele e Marta. Colpa loro.
  10. … e perchè no?

Un saluto ai futuri visitatori… occasionali e affezionati… grazie perchè perdete tempo qui e non altrove ;)