novembre 25, 2008
Ripensandoci...
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Badi, chi crede che il Silenzio è assenza.
I momenti più belli e più alti della vita sono nel silenzio. In silenzio si pensa, si sogna, si immagina, si crea, si ama, si prega.

Ci sono persone che nel silenzio da artigiani sudano, inventano, faticano, e infine creano; la cicala canterina bussa alla porta della taciturna e laboriosa formica.
Ci sono altre persone che, nascoste, amano silenziosamente cento e cento volte, in incredibile abbondanza.
Ci sono persone che nel silenzio della loro normalità, coltivano un animo splendente, presenza fragile e dormiente, che inaspettatamente si sveglia e si fa sentire.
Quando parli con gli occhi, hai riempito il tuo silenzio della più eloquente delle conversazioni.
Quando ti viene un’idea, nota bene: in quel momento non stai ascoltando proprio nessuno.
Quando ripensi a ciò che è successo, puoi anche sentire la più bella musica ma, in sottofondo, avrai il più arido dei silenzi.
Se con una penna in mano ed un foglio davanti giri lo sguardo e viaggi con la mente, nel tuo silenzio c’è un’autostrada di parole e nel traffico caotico solo una è quella che stai cercando.
Se di notte senti il silenzio, significa che nelle tue orecchie c’è il frastuono di mille pensieri, preoccupazioni e progetti, paranoie e sogni.
Se in montagna ti fermi ad ascoltare il silenzio, significa che sei abbastanza lontano da tutto per sentirti piccolo piccolo.
Bello.
Per piacere: un po’ di silenzio.
luglio 21, 2008
Rassegna stampa
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Da L’Inserto de L’Eco di Bergamo del 19/07/08

giugno 5, 2008
Cose Mie
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Ormai sono in confidenza con questo blog; ho deciso di raccontare cose che non ho osato mai raccontare. Pochi sanno che ho un oscuro passato da Wikipediano (con il nome di battaglia di Kaptain, ovviamente). Per fortuna ne parlo al passato, perchè sono uscito dal tunnel già da parecchio; la mia wikidipendenza però aveva raggiunto livelli importanti.
La mia esperienza in Wikipedia incomincia per gioco 13 feb 2006 con la pagina Dodo. Niente di che, solo qualche notiziola quà e là, qualche dato preso dalla versione inglese, e la mia piccola pagina era completata. Con mio grande stupore, dopo solo 10 minuti la pagina era già stata modificata da un altro utente. Con il passare del tempo la pagina si arricchiva e si perfezionava. Incredibile.
Così mi sono lasciato appassionare dall’impegno della comunità che stava dietro quelle pagine. Scoprivo man mano che esistevano regole, attenzioni, procedure esatte per modificare o scrivere una pagina. Contribuire a qualunque pagina di wikipedia diventava così un lavoro meticoloso, controllato magari da altri occhi che ne valutavano la qualità o l’affidabilità.
Mi incuriosiva spesso il cosiddetto “lavoro sporco“, ovvero operazioni pressochè quotidiane che certi utenti compiono sulle pagine per formattare, oppure catalogare come “abbozzo”, oppure metterne in discussione alcuni contenuti. Solo grazie a questo lavoro Wikipedia si sviluppa e si mantiene. Grazie anche e soprattutto a certi invasati che ci passano le giornate…
Il lavoro su wikipedia, nonostante sia un “nobile” passatempo, insegni molto e incuriosisca su tante cose, purtroppo richiede molto, troppo tempo. Ed è per questo che ho abbandonato la mia partecipazione attiva.
Ho un fiero ricordo però di alcune pagine, scritte ex novo o alle quali ho contribuito, come Homo sapiens sapiens, Storia dell’uomo, Sorriso, oppure Oratorio (dove è rimasta ancora la foto dell’Oratorio di Locate, ihih!
)
aprile 19, 2008
Vita Vissuta
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In ogni ecosistema vigono leggi proprie. Così anche nel microcosmo ufficio, il senso comune perde di significato di fronte a regole consolidate della vita interna.
Questa premessa per spiegare cosa succede nei 15 minuti di pausa al lavoro. Per cercare di motivare come, per 15 minuti, le menti fresche e attive (?) di baldi giovani vengano catalizzate da Snakky.
Chi è Snakky? E’ la macchina automatica portavivande qui a fianco. Ma chiamarla macchina è riduttivo.
In pausa si parla di Snakky. Gli sguardi fissi al neon ipnotico di Snakky, prima o poi qualcuno acquista da Snakky. Sappiamo a memoria i prezzi e le posizioni degli articoli. Ormai si è pienamente dibattuto di ogni rapporto qualità/prezzo, e pure sono risapute le correlazioni prodotto/acquirente.
E quando capita che dopo un rifornimento, un prodotto venga sostituito, c’è di che parlare per giorni.
Siamo consapevoli di esserne succubi. Ma in fondo, non chiediamo di meglio.
Snakky, una di noi.
(aiutateci)
febbraio 2, 2008
Cose Mie
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Questa è la storia di una Principessa senza nome. Della mia principessa. Siamo coppia fissa da qualche mese. Lei dà sostegno e conforto a me, io le permetto di starmi vicino mentre programmo. Alloggia in un bel cubotto di legno, prototipo di una giunzione di un gradino in legno; dal tassello di legno che vi sporge, può avere la posizione elevata che spetta ad una nobile, e osservare comodamente lo schermo del computer. Grazie alla sua calamita, può permettersi di gironzolare anche altrove, per esempio lungo i sostegni metallici delle scrivanie, o ancora meglio, sulle pareti della macchinetta del caffè, così non sta sola durante la pausa. Ma non la lascio quasi mai incustodita; sta in un ufficio caratterizzato dalle frequenti precipitazioni di palline di spugna, e non voglio che si faccia male.
Anche se devo dire, quando non riesco a risolvere un probema, non la tratto bene neanche io… scusami principessa…
gennaio 9, 2008
Vita Vissuta
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Bello, il lavoro vicino casa! Che comodità…
Tutte balle! Il dramma rimane sempre alzarsi, e condensare in pochi minuti un percorso evolutivo che porta l’essere umano prima ad essere in un brodo primordiale fatto di sogni a vanvera e bavetta alla bocca, poi ad essere vegetale, poi finalmente forma di vita intelligente (intendo qualcosa tipo bradipo o fenicottero) che prende contatto con l’ambiente circostante con circospezione, come se ci fosse un predatore nei dintorni. Infine si regredisce di nuovo: un homo sapiens con la faccia penzolante in 300 ccl di latte e le pupille perse nel vuoto, scarsa capacità comunicativa e ridotta intellettiva.
Questo complicato processo mi porta già ad essere in ritardo mostruoso. Mi catapulto in macchina, ma succede sempre che, con gli occhi ancora a mezz’asta, il vetro perennemente sporco e il sole in faccia con un angolazione di 2° sull’orizzonte, non vedo mai una cippa. Così vado alla spera-in-Dio per un paio di chilometri, chiedendomi se la tv ne parla, di quando alla mattina il sole invernale impedisce agli italiani di raggiungere il posto di lavoro. Questi sono problemi.
Arrivo in ufficio con le righe del cuscino sulla guancia, la mimica facciale inibita dal freddo, gli occhi da spinellato dopo essermi accecato col sole, e la voce che mi sono dimenticato di schiarire nel frattempo. Questa patetica entrata in scena è fra i colleghi già ripigliatissimi e arrivati da oltre 10 minuti.
No, inutile puntare la sveglia prima. Sono ancora in fase pre-cretacica, quando l’istinto animalesco spegne il suono fastidioso.