Aspettando il volo

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MadridAeroporto di Madrid-Barajas. Volti, voli, voci.

Una babele di viaggiatori, un gigantesco formicaio di esserini trolley-muniti, la varietà dei destini del mondo ingarbugliati fra loro nelle ore di attesa, dentro i bar e nelle sale d’aspetto.

Al tavolo due della cafeteria c’era lui. Perchè se molta gente è alle prese con i check-in, con la ricerca della porta di imbarco o con gli acquisti dell’ultimo minuto, è anche vero che in aeroporto può esserci spazio e tempo per un sudoku.

Non un sudoku qualsiasi. E’ il sudoku; quello che ti isola dal mondo, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ti inchioda al tavolo nonostante la tua consumazione sia finita da tempo, quello che ti fa dimenticare di essere un uomo d’affari che, nonostante il vestito impeccabile e la cravatta d’ordinanza, si può a ben diritto distrarre con un rompicapo strappato dalle pagine di un quotidiano.

Gli uomini hanno milioni di storie e destini diversi. Ma in aeroporto tutti aspettano. Se l’aereo è in ritardo, aspettano pure troppo. Grazie, EasyJet.

Ci vuole qualcosa di nuovo

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RegaloAmo l’Imprevedibiltà.

Perchè odora di nuovo, di nascita, di fresco. Odora anche di pesce fresco, di salmone per la precisione, perchè i salmoni vanno controcorrente.

L’imprevedibiltà rompe il solito, odia il normale, distrugge il collaudato. L’imprevedibilità si subisce, si accoglie e si scopre. Ma si può anche cercare, vivere e testimoniare. Così essere artefici del nuovo diventa un grande potere. Il potere del giocatore di carte, dell’attore, del concertista, e del funambolo. Artisti dell’imprevedibile.

Il banale, il solito, il normale sono una sconfitta per la creatività dell’universo.

Credere nell’imprevedibilità è credere nel mondo. In fondo, tirando i dadi, prima o poi succede che qualcuno faccia doppio numero. Quello è il momento buono che si aspetta.

Credere nell’imprevedibilità è credere in sè stessi, perchè solo provando ad essere imprevedibili ci si può ingannare e si possono superare i propri limiti.

Nessuno si appassiona così tanto ad un libro come quelli che non ne conoscono il finale.

Gasarsi per sgasare

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mentos

A questo mondo c’è chi organizza comizi politici, chi incontri sportivi, chi raduni di amatori, chi collettive di artisti. Non dimenticate, c’è anche chi organizza:

“la più grande esplosione contemporanea di Coca Cola e Mentos“.

Ricchezze italiane

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L’Italia è piena di ricchezze e valori. Alcune di queste si meritano il riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO. Ma non si pensi solo ai soliti monumenti.

E’ notizia recente (4 aprile) che tra i “Patrimoni per una cultura di pace” è stato inserito lo “Zecchino d’oro”. Mitico! Non è grandioso? Il festival musicale che ha prodotto “Il coccodrillo come fa” e altri tormentoni infantili è una ricchezza di rilevanza mondiale.

E’ la prima trasmissione televisiva mondiale ad essere insignita di questo titolo. Strano, pensavo che “Buona Domenica” e “C’è Posta per te” fossero già stati considerati per i numerosi anni di impegno sociale.

Andando a rovistare tra i patrimoni dell’UNESCO in Italia, saltan fuori altre curiosità: nella categoria “Patrimoni orali e immateriali dell’umanità” compaiono l’Opera dei Pupi (marionette siciliane) e il Canto a tenore sardo.

Stupendo. Pensa te, un tenore sardo che sa di essere un patrimonio dell’umanità. Non so, mi immagino di aver intorno le guide turistiche e i giapponesi che ti fan le foto. Però è carino etichettare certe cose come “patrimoni”. Molto positiva come cosa…

L’Italia è al primo posto al mondo come patrimoni universali.  Non so bene come siamo messi nella classifica delle “Vergogne dell’Umanità” ma, per continuare nell’ottica positivista, non me lo chiedo! ;)

Punti di vista

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Mi sveglio. Cammino. Salgo le scale. Mangio.
Scendo le scale. Vado sulla ruota.
Scendo dalla ruota. Cammino. Salgo le scale. Scendo le scale. Dormo.
Mi sveglio. Vado sulla ruota. Scendo dalla ruota. Salgo le scale. Mangio.
Scendo le scale. Dormo.
Mi sveglio. Cammino. Salgo sulla ruota. Scendo dalla ruota. Dormo.
Mi sveglio. Dormo.
Mi sveglio. Salgo le scale. Mangio.
Scendo le scale. Salgo sulla ruota. Scendo dalla ruota. Dormo.

Ci sono tante piccole cose di cui essere felici in questo mondo. Una di queste è di non essere un criceto.

Marzo pazzerello

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Qui è tanto che non nevica… Pensi un po’, quest’inverno ha nevicato solo un giorno! Ormai qui da noi la neve sta sparendo…

Il tempo di dirlo, mi giro, tiro le tende, e fuori c’è una bufera apocalittica con gocce di nevischio dal peso di 100 grammi l’una. Di quella pseudo neve questa sera nessuna traccia. Forse ho sognato tutto.

D’altra parte mi ha dato l’occasione di pensare che il tempo è il lato stupido della natura. E’ la sua parentesi di follia. Concediamogliela.

Certo, a ben guardare una spiegazione strettamente razionale a queste strane manifestazioni climatiche c’è eccome.
Tre giorni fa ho lavato la macchina. E’ una regola tanto antica quanto il mondo.

Questo è il lato bastardo della natura.

Motti in voga

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Vivi e lascia vivere” è una frase molto comune, condivisa da molti e sicuramente attraente.  Piace molto perchè centra in pieno il requisito del “politically correct” richiesto dalla paranoica società odierna. Se vale il secondo invito, nessuno fa del male a nessuno, la vita è garantita, nella sua pienezza e libertà. E’ talmente semplice.

Troppo semplice. Di questo motto si ascolta solo il bellissimo imperativo “vivi”. Peccato che la parola “lascia” sia quasi un sinonimo di “fregatene”. E’ fin troppo una frase che puzza di detestabilissimo individualismo.

E’ una sottile differenza, quella che c’è tra il non far niente di male a quella di far qualcosa di buono. In questa sottile differenza risiede la scomodità e il rischio. Il rischio di esporsi, ma anche perfino quello di far più male che bene.

Col “vivi e lascia vivere” forse si distrugge poco, ma si costruisce ancora meno. Tra bianco e nero, questa frase tanto invogliante conduce al grigio più avvilente. Soluzione di cui ho una gran paura.

The Smilemaker

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Sorriso

Dal dentista mi aspettavo le solite frasi: “dica: ‘aaaah’… ” oppure “stringi i denti” o anche “prima lascia andare il mio dito”. Inaspettatamente mi ha dato invece quest’ordine: “sorridi”.

Proprio così: sorridi. Ho avuto qualche istante di smarrimento. Probabilmente il mio cervello ha creduto per un attimo di essere dal fotografo.

La richiesta mi ha fatto comunque pensare all’importanza dei dentisti ai fini del benessere e della pacifica convivenza sociale. Perchè se c’è una cosa che adoro e che venero è il sorriso.

Per cominciare, vorrei innanzitutto che qualcuno mi spiegasse chi diavolo glielo dice ai neonati di sorridere. Pare che il sorriso sia una risorsa innata dell’essere umano. Che so, i pulcini escono dall’uovo e sbeccucciano in giro. I neonati invece sanno sorridere. Ed è una cosa bella, perchè non sarebbe affatto utile al bambino saper beccare.

Il sorriso è una grande benedizione, quanto il mondo ha bisogno di sorrisi… Poi c’è sorriso e sorriso… esistono i sorrisini sarcastici, i sorrisi da schiaffi, i sorrisi di circostanza, i sorrisi di compassione, i sorrisi nervosi, i sorrisi e canzoni, i sorrisi dei sofficini e il sorriso scotti. Scremato un po’ il grande insieme dei sorrisi, trovo il sorriso che piace a me, quello sincero, gratis e senza preciso motivo. Il sorriso è una risorsa che non costa nulla e non produce rifiuti, andrebbe dispensata a vanvera da chiunque a chiunque, bisognerebbe intasare il mondo di sorrisi, avere la nausea di sorrisi. Voglio andare al casello dell’autostrada e ricevere un sorriso. Andare in edicola e ricevere un sorriso. Incrociare il vicino di condominio e ricevere un sorriso.

Andare dal dentista e ricevere un bicchiere d’acqua.

Risciacqua. Sputa qui.