Una vecchia battuta diceva: “Piove, governo ladro!”. Allora forse non c’erano il colonnello Giuliacci e il nostrano Roberto Regazzoni. Perchè ogni buon italiano che si rispetti, guardando fuori dalla finestra, fissando quelle masse nerastre che minacciano pioggia imminente, istintivamente pensa a tre semplici parole:
Anticiclone delle Azzorre
Tutti lo conosciamo! E’ una presenza inquietante che decide delle nostre giornate! Un fantasma, una pseudo-divinità, uno spirito da ingraziarsi. Sinceramente mi ha sempre dato piuttosto sui nervi questa dannata massa d’aria. Un po’ per quel suo nome spocchioso da guerriero dei cartoni animati. Poi tutte le volte che lo si pronuncia, ci si ricorda che viene dalle Azzorre. Ora, le Azzorre sono delle isole dell’oceano Atlantico e distano dall’Italia qualche migliaio di chilometri. Ma perchè non stai nel tuo? Ma chi ti vuole? Ma cosa vieni a rompere a fare che ci scombussoli le zone di alta o bassa pressione, ora non so bene.
Già, mi sta un po’ antipatico anche perchè so poco o niente di lui; è una presenza misteriosa sbandierata dai meteorologi ogni tanto, quasi un fantoccio. Cerco qualche informazione: è buono o cattivo? Scopro che d’estate allontana la pioggia (è buono), d’inverno porta pioggia (è cattivo). Almeno così ho capito.
Sarà ma non mi fido troppo delle spiegazioni fisiche razionali. Pensando di nuovo all’Anticiclone, sono indeciso se sacrificare un capretto per tenermelo buono o recuperare qualche Pokemon d’attacco per sconfiggerlo.
Ormai sono in confidenza con questo blog; ho deciso di raccontare cose che non ho osato mai raccontare. Pochi sanno che ho un oscuro passato da Wikipediano (con il nome di battaglia di Kaptain, ovviamente). Per fortuna ne parlo al passato, perchè sono uscito dal tunnel già da parecchio; la mia wikidipendenza però aveva raggiunto livelli importanti.
La mia esperienza in Wikipedia incomincia per gioco 13 feb 2006 con la pagina Dodo. Niente di che, solo qualche notiziola quà e là, qualche dato preso dalla versione inglese, e la mia piccola pagina era completata. Con mio grande stupore, dopo solo 10 minuti la pagina era già stata modificata da un altro utente. Con il passare del tempo la pagina si arricchiva e si perfezionava. Incredibile.
Così mi sono lasciato appassionare dall’impegno della comunità che stava dietro quelle pagine. Scoprivo man mano che esistevano regole, attenzioni, procedure esatte per modificare o scrivere una pagina. Contribuire a qualunque pagina di wikipedia diventava così un lavoro meticoloso, controllato magari da altri occhi che ne valutavano la qualità o l’affidabilità.
Mi incuriosiva spesso il cosiddetto “lavoro sporco“, ovvero operazioni pressochè quotidiane che certi utenti compiono sulle pagine per formattare, oppure catalogare come “abbozzo”, oppure metterne in discussione alcuni contenuti. Solo grazie a questo lavoro Wikipedia si sviluppa e si mantiene. Grazie anche e soprattutto a certi invasati che ci passano le giornate…
Il lavoro su wikipedia, nonostante sia un “nobile” passatempo, insegni molto e incuriosisca su tante cose, purtroppo richiede molto, troppo tempo. Ed è per questo che ho abbandonato la mia partecipazione attiva.
Ho un fiero ricordo però di alcune pagine, scritte ex novo o alle quali ho contribuito, come Homo sapiens sapiens, Storia dell’uomo, Sorriso, oppure Oratorio (dove è rimasta ancora la foto dell’Oratorio di Locate, ihih! )
Accettiamo, da figli del nostro tempo, la logica commerciale del “non ti do niente per niente”. Fatto questo, abituati e vaccinati ormai alla pubblicità, possiamo pretendere dalla pubblicità qualcosa, visto che ci chiede qualcosa lei per prima.
Perchè non riconoscere allora l’arte e la bellezza di certi prodotti pubblicitari.
Geniale. Di quella semplicità assolutamente simbolica e provocatoria come piace a me.
Ora, non so che rapporto ha la gente normale con l’ordine e della propria stanza.
Io in generale ho una fallimentare concezione del concetto di riordinare. Per questo aspetto del mio modo di ragionare, come in tanti altri, vale la regola dei tre quarti. Significa che va tutto bene fino ai 3/4 della cosa che sto facendo. L’ultimo quarto si perde nel vuoto.
Questo è l’aspetto più odioso del riordinare. C’è sempre un dannatissimo quarto di oggetti inutili che non hanno una ben precisa collocazione, almeno nella mia visione mentale. Il risultato è che inesorabilmente questo 1/4 indefinito e incollocabile vaga senza meta da una posizione temporanea ad un’altra, finchè non viene rinchiuso in un cassetto o in uno sportello, rimandando vigliaccamente la collocazione precisa a data da destinarsi (finchè non si aprirà quel cassetto).
C’è pure la soluzione drastica, che vede finire quel maledetto quarto direttamente nel cestino, mettendo a tacere tutte quelle vocine che invitano alla prudenza e all’accortezza (”no!potrebbe servirti!”).
Chiusa questa precisazione sulla regola dei 3/4, c’è da dire che la mia stanza viene riordinata per ere. Tra una glaciazione e un’altra, mi decido a fare qualcosa per il disordine imperante. Così comincia un entusiasmante lavoro, del tutto affine a quello dello storico o dell’archeologo.
Liberando cose dalla scrivania, si liberano strati sconosciuti, che raccontano ricordi di epoche passate (”ecco dov’era! ma tu guarda”) e riportano indietro nel tempo (”che belli questi auguri di Natale… devo ricambiare…”). Scava e scava… l’emozione di arrivare a liberare la superficie originaria!
La prossima volta devo fare delle foto, alla mia camera in ordine. E’ dovere degli storici lasciare documenti e testimonianze delle civiltà lontane…