luglio 7, 2008
Ripensandoci...
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In questo mondo ci sono avvocati, insegnanti, operai, agricoltori, disoccupati, sportivi, militari, religiosi. Tutte fantastiche particolarizzazioni dell’ancora più fantastico animale uomo.
Sta bene a tutti che prima d’essere una persona siamo tutti esseri viventi. Spero dunque di non scadere in banalità, andando ad introdurre il tema della mia riflessione odierna: la pipì.
Quale momento unisce meglio tutti gli uomini sulla faccia della terra di quella parentesi di pochi, quotidiani minuti di bisogno? E’ una cosa che tutti facciamo e tutti sappiamo fare allo stesso modo. Ma non se ne parla perchè è scontato e pure poco fine. Ma è così consolante sapere che qualsiasi persona, qualsiasi – il politico, il professore, il capo, il vigile – sempre, tutti i giorni, ha bisogno di andare in bagno.
Bisogno!!! Che bello… abbiamo tutti bisogno di qualcosa. Se non altro, di fare pipì.
E mentre ci penso mi rendo sempre più conto di quanto la pipì sia il momento più imbarazzante e più umiliante per l’essere umano, la razza più evoluta sulla terra. Ma dobbiamo ancora vuotarci più di 5 volte al giorno, che razza evoluta siamo?
Con questa dose di umiltà, accettiamo il momento della pipì come richiamo ancestrale, come legame alla terra. Io quando cambio posto, mi accorgo davvero di non essere a casa o in altri luoghi familiari solo quando vado in bagno. Quasi dovessi marcare il territorio…
Avrei poi molto da dire sui servizi igienici pubblici, riguardo orinatoi a muro (si può sapere come si combatte il maledetto blocco della pipì quando c’è qualcun altro alle tue spalle che aspetta il turno??? terribile…), o riguardo la misteriosa -e tuttora poco spiegata dalla scienza- abitudine femminile del turno in bagno in coppia (penso che un buon antropologo ci potrebbe scrivere libri a riguardo).
Preferisco rimandare ulteriori approfondimenti… anche perchè, come dire…mi scappa.
giugno 5, 2008
Cose Mie
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Ormai sono in confidenza con questo blog; ho deciso di raccontare cose che non ho osato mai raccontare. Pochi sanno che ho un oscuro passato da Wikipediano (con il nome di battaglia di Kaptain, ovviamente). Per fortuna ne parlo al passato, perchè sono uscito dal tunnel già da parecchio; la mia wikidipendenza però aveva raggiunto livelli importanti.
La mia esperienza in Wikipedia incomincia per gioco 13 feb 2006 con la pagina Dodo. Niente di che, solo qualche notiziola quà e là, qualche dato preso dalla versione inglese, e la mia piccola pagina era completata. Con mio grande stupore, dopo solo 10 minuti la pagina era già stata modificata da un altro utente. Con il passare del tempo la pagina si arricchiva e si perfezionava. Incredibile.
Così mi sono lasciato appassionare dall’impegno della comunità che stava dietro quelle pagine. Scoprivo man mano che esistevano regole, attenzioni, procedure esatte per modificare o scrivere una pagina. Contribuire a qualunque pagina di wikipedia diventava così un lavoro meticoloso, controllato magari da altri occhi che ne valutavano la qualità o l’affidabilità.
Mi incuriosiva spesso il cosiddetto “lavoro sporco“, ovvero operazioni pressochè quotidiane che certi utenti compiono sulle pagine per formattare, oppure catalogare come “abbozzo”, oppure metterne in discussione alcuni contenuti. Solo grazie a questo lavoro Wikipedia si sviluppa e si mantiene. Grazie anche e soprattutto a certi invasati che ci passano le giornate…
Il lavoro su wikipedia, nonostante sia un “nobile” passatempo, insegni molto e incuriosisca su tante cose, purtroppo richiede molto, troppo tempo. Ed è per questo che ho abbandonato la mia partecipazione attiva.
Ho un fiero ricordo però di alcune pagine, scritte ex novo o alle quali ho contribuito, come Homo sapiens sapiens, Storia dell’uomo, Sorriso, oppure Oratorio (dove è rimasta ancora la foto dell’Oratorio di Locate, ihih!
)
marzo 28, 2008
Cose Mie, Vita Vissuta
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Sono due le cose che ho imparato dalla mia vita da ciclista. La prima è che non sono mai stato un ciclista. La seconda è che quando compri una bicicletta nuova, va talmente veloce che quando la lasci incustodita per un po’ non la vedi più.
E’ per questo che ho sempre difeso la teoria: “bici vecchia va piano e lontano”. In realtà me la sono inventata adesso, e in effetti il motto non vuol dire niente. Però sta di fatto che le mie bici scassate mi hanno sempre portato ovunque e sono sempre state la seconda, o anche terza scelta dei ladruncoli di quartiere.
Così l’ultimo mio acquisto è stata una bici di seconda mano, scelta appositamente vecchia, brutta e acciaccata. Per ora fa il suo dovere e mi scarrozza fedelmente ed ecologicamente.
Ma fino ad oggi ignoravo la fantastica storia della MIA bicicletta.
Quella ciofeca della mia bici è nientepopodimeno che una “Airolg“. Il nome non vi dice niente? Bene. Una storiella che non ho avuto il tempo di verificare (ma non voglio nemmeno farlo, è stupendo così) racconta che in epoche lontane dominavano in Italia le biciclette “Gloria“. Forse un’idea geniale per rilanciare il prodotto, forse una crisi aziendale, forse un errore di stampa vollero che di punto in bianco nascesse la marca Airolg, il contrario del precedente nome.
Voglio assolutamente scoprire il volto e la storia dell’inventore del nuovo marchio. Ma le mie ricerche si fermeranno presto, probabilmente sono al cospetto di una leggenda antica, che mai del tutto si saprà.
Forse questo particolare crescerà il valore della mia bici? Sento già l’orda di antiquari senza scrupoli che circuiscono la mia dueruote. No, cari amici che vi rifornite al self-service del parcheggio delle biciclette: questa no. Scegliete una Ihcnaib o anche una Anirafninip, ma la Airolg no!
Per concludere, cito una wikiquote sulla bicicletta:
Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza (H.G. Wells)
…di ritrovare la bici?
marzo 8, 2008
Cose Mie
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In occasione della festa della donna, vorrei chiarirmi un po’ di idee circa la mia identità. Perchè è tempo ormai che conosco e non nascondo la mia seconda natura femminile.
Sono donna in quanto paranoico, casinista, ansioso. Ho gli sbalzi d’umore, spettegolo volentieri, il mio colore preferito è il fucsia, i miei parcheggi sono spesso fuorilegge, non capisco niente di macchine e motori, mi piacerebbe imparare a cucinare, mi commuovo e come se non bastasse ho l’istinto materno.
Ciò mi manca per potermi considerare donna è la facoltà di portarmi appresso la borsa tattica, rimpinzata di ogni cosa in pieno Mary-Poppins-Style. Per questo motivo detesto le mini-borse, più piccole del portafogli stesso. E’ una cosa per me inconcepibile. Cosa gironzoli con quell’affare se non serve neppure allo scopo. E’ come andare nel ristorante più costoso e ordinare un panino al prosciutto. O come, per stare in tema di donne, farsi la ceretta e indossare i pantaloni.
Forse questa è una delle sottilezze che mi tengono comunque distante dal mondo rosa. Con altre piccole cose, come la repulsione naturale verso lo shopping. Ok, niente panico. Sono uomo.
Ma, per fugare anche il dubbio che questo sia un post maschilista, la mia opinione a riguardo uomini e donne è un’amara constatazione: gli uomini sono l’anello di congiunzione tra la scimmia e la donna.
Poveri noi.
gennaio 14, 2008
Ripensandoci..., Vita Vissuta
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Un po’ di sana perversione logico-matematica.
Il gioco dell’immagine è la famosa Torre di Hanoi. Ha avuto il potere di catalizzare l’attenzione di una serata facendo invasare i presenti con la tipica fissazione cretinoide di chi si tira matto con questo genere di quesiti schizofrenici. Perchè diciamolo, il matematico è una razza d’uomo particolarmente masochista. Ma gli vogliamo bene per questo. Grazie, caro amico matematico che ti sei tirato secco creando per noi la torre di Hanoi.
Il gioco alla fine è semplice e con qualche regoletta che si ripete sempre, si risolve il gioco tranquillamente. Il che rende ancora più cretino il divertimento che si prova spostando i cerchi da un piolo all’altro. Provare per credere.